...ed ecco un nuovo spunto di discussione!!
Voi cosa pensate in proposito?
Daria Mingarelli ha scritto:Per quanto le parole “ballo di coppia” rimandino piuttosto chiaramente all’idea di una dama e un cavaliere
che danzano insieme muovendosi all’ unisono, ritengo che il concetto sia molto più complesso di quello che appare.
Una prima enorme difficoltà sta nel superare un forte individualismo che più o meno inconsciamente sembra appartenere ai più.
Non è rara la tendenza maschile a portare a spasso le donne durante l’esecuzione di un pezzo e tanto meno quella femminile a correre dietro a un “lui” poco generoso, oppure all’esclusivo interesse verso se stesse
e all’ ultimo movimento del braccio imparato!
Nella consapevolezza che molte altre oltre a queste sono le tendenze maschili e femminili nell’ accostarsi al ballo di coppia,
scrivo nella convinzione che comunque gli atteggiamenti da me citati coinvolgano un buon numero di ballerini.
Il problema sta dunque nella relazione.
All’immagine di due persone che ballano insieme dando la sensazione di un totale disinteresse reciproco,
alcuni oppongono l’ idea del ballo di coppia come FUSIONE,
immaginando due persone che debbano diventare “una cosa sola”,
un’entità unica.
Queste due situazioni estreme rivelano quanto sia ingannevole la chiarezza del concetto “ballo di coppia” e pertanto
quanto difficile debba essere la sua esecuzione fisica.
Debitrice nei confronti delle teorie di Luce Irigaray e degli insegnamenti della mia docente universitaria la Dottoressa Paola Donadi , confermo la mia convinzione che il ballo di coppia debba essere interpretato nell’ottica del dialogo, del riconoscersi, del percepire l’irriducibilità dell’ Altro/Altra a me.
Non mi dimentico di Te mentre danziamo, non eseguo una serie di passi indipendentemente da Te,
non mi isolo in un mondo nel quale Tu non hai accesso.
Non Ti sottometto, non Ti tiro, non Ti lancio.
Ma nemmeno mi fondo con Te, non divenTi mio/mia, non diventiamo “una cosa sola”.
Io non sono una “cosa” e Tu nemmeno, perciò non sarà possibile il possesso.
Invece Ti riconosco, Ti ascolto, dialogo con te nella consapevolezza che questa esperienza è unica
proprio perché siamo DUE e siamo differenti.
L’uomo guida, determina un percorso nel rispetto di Lei, delle Sue esigenze fisiche ed interpretative.
Ma la guida dell’ uomo senza la controguida della dama si trasforma in trascinamento passivo,
esteticamente orribile, spiritualmente temibile.
Definirei la controguida come quella risposta della dama, fisicamente espressa da una forza uguale per intensità e opposta per direzione, ad un impulso dato dal cavaliere, il consenso espresso da Lei a un invito di Lui.
Dunque è più giusto dire che, attraverso la guida dell’uomo e la contro guida della dama, il percorso viene codeterminato
e i Due sono vicini, si rispettano, si contemplano, consentono all’Altro/Altra di esprimere se stesso/se stessa, la propria identità.
Non c’è assimilazione, omologazione.
C’è un destino universale che è quello dell’appartenenza a un genere (maschile o femminile),
nel quale ognuno compie il proprio destino particolare, che Lo/La rende un Uomo /Donna diverso/a da ogni altro uomo o donna.
Credo che queste idee,dalle quali non può prescindere un danzatore/danzatrice professionista, valgano per chiunque si accinga ad affrontare il ballo di coppia.
Il primo dovere di un/una insegnante sta nel sottolineare questo approccio necessario dalla prima lezione
che impartisce a un /una principiante.
Ovvio che il buon insegnamento spesso non basta a far cadere muri eretti da alcune persone nel modo di relazionarsi all’Altro/Altra, ma può aiutare a superare le difficoltà di alcuni nel porsi verso la persona che hanno di fronte e può insegnare da subito una giusta espressione a coloro che muri non ne hanno eretti e difficoltà di relazione non ne incontrano.
E’ scontato che l’impegno di chi sta imparando passi mai visti, il dover apprendere a muoversi con una musica,
in certi casi, mai sentita prima, inevitabilmente porta a un momentaneo isolamento dal patner;
ma, acquisito un minimo di automatismo, l’attenzione dell’ insegnante e di conseguenza dell’allievo deve essere indirizzata ad una prima interpretazione del ballo di coppia.
Certo non sarà supportata da un’estetica eccezionale, ma l’intenzione deve essere quella giusta
nel momento stesso in cui vengo a contatto con l’ Altro/Altra, mettendomi in posizione ed eseguendo
il semplice passo base e il giro classico.
Per questo motivo l’insegnante dovrebbe fermarsi a questi primi elementi,consentendo all’allievo/a di acquisire una certa sicurezza, prima di passare ai basici successivi.
Occorre tenere sempre a mente che la tecnica non è un fine in sé, ma un mezzo per un fine.
Ringraziando tutti quegli uomini professionisti, amatori, principianti che, quando mi hanno invitata a ballare, hanno consentito il dialogo.







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giusto?